della pedagogia" href="http://po.nakedprisoner.com/feed//szh/reviews/nayta.php?sid=1792" />
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Socrate
sorridendo.
E il genitore esterefatto conclude: "Dunque, se si vuole che egli non sia più quello che è, si vuole che egli perisca". "Esattamente così - replica Socrate - perché, così com'è, Clinia non è il vero Clinia".
Quattro secoli dopo un tale Gesù Cristo - di professione falegname (abituato quindi a vedere in una porta o in una sedia il dover essere di una pianta ridotta in legno) - rincara la dose: "Chi vuol salvare la propria vita (così com'è) la perde". Clinia - poverino - è invitato a diventare perfetto come la Perfezione (che in bocca a Cristo si qualifica come "Padre nei cieli").
Ebbene, questa Pedagogia - che sottintende i cosiddetti "valori" - è sul letto di morte e vi sono già i becchini pronti a seppellirla. Io presumo di sapere chi sono i mandanti e non sono quelli che voi pensate siano. Ecco perché mi assumo la responsabilità di scriverne il testamento, senza pro cessare gli uccisori, ma invitandoli a riflettere. Solo così ho la quasi certezza di trovare almeno due esecutori testamentari. Uno è Socrate, l'altro Gesù Cristo, perché sono gli unici due rivoluzionari che mettono la dina mite del "pensiero" sotto il palazzo del principato e della religione. Principato e religione - lo dico allo storicismo foscoliano - non sono perpetui. Sono abusi e quindi illegittimi. Posso concedere che siano considerati un "minor male", ma non oltre. Quando Socrate lasciò l'agorà (la politica), per raggiungere i crocicchi e le vie di Atene, addusse questa giustificazione: "Atene, così com'è, non ha bisogno di essere governata; ha bisogno di essere educata". Soltanto dopo, la politica, potrà conciliarsi con la sua definizione e cioè diventa re arte di governare degli uguali (diciamo: consenzienti). In parole più povere: "Non si può governare l'homo homini lupus - a meno di introdurre un lupo grandissimo come il Leviathan di Hobbes -; bisogna tra sformarlo in homo homini deus". E a chi insisteva perché lui, Socrate, restasse in politica, appunto per arginare lo strapotere dei "cattivi", rispondeva scuotendo il capo: "Brutta tentazione: io non posso impersonare la figura del medico in dissidio continuo con il cuoco. Eh no, perché se io dico ai ragazzi: "non impinzatevi di dolci, se non volete che poi vi somministri la medicina amara", non voglio che dietro le spalle il cuoco agiti le sue leccornie e dica: "ragazzi, non ascoltate Socrate perché è colui che vuole misurarvi la felicità".
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